Chiesa di San Giacomo e Sant'Anna

Pianaccio

Itinerario: da Monteauco delle Alpi - a Pianaccio (735 Mt)

Dalla Chiesa al centro del paese di Monteacuto si scende dalla scalinata in porfido per raggiungere la strada comunale. Lungo la strada asfaltata che conduce a Pianaccio, troviamo il cartello che indica il sentiero numero 111 del CAI che conduce su una vecchia strada che porta a Pianaccio, c'era El Ponte d'Sant'Anna(patrona del paese), non più esistente e si passa dal Mulino.

Quassù non ci si arriva per caso. Anzi, occorre una certa determinazione nel percorrere i pochi, tortuosi, chilometri che separano dal fondovalle. Però, come ogni cosa difficile da raggiungere, giunti a Pianaccio lo spettacolo è davvero unico. Migliaia d'alberi, castagni, carpini, roverelle e più in alto aceri, faggi e chissà quali altre essenze, che formano una foresta all'apparenza impenetrabile dalla quale emergono improvvise le prime case del paese.

Sulla piazza si trova la chiesa, dedicate a S. Giacomo e ai Santi Anna e Gioacchino e di fronte si affaccia un castagno (di Giordano) vecchio di almeno trecento anni, censito fra gli alberi monumentali dell'Emilia-Romagna. Sulla facciata, una piccola effigie di San Giacomo e una lapide dedicata ai caduti della Prima Guerra Mondiale.

È piuttosto particolare la dedicazione ai Santi Anna e Giacomo Maggiore insieme, poiché di solito sant'Anna è venerata insieme a san Gioacchino o a Maria Bambina. San Giacomo potrebbe essere presente in quanto co-dedicatario della chiesa madre di Monteacuto delle Alpi e in quanto patrono dei pellegrini e dei viandanti.
Gli abitanti di Pianaccio, come quelli di Monteacuto, erano infatti noti per l'intraprendenza mercantile che li portava anche a frequenti scambi con la vicina Toscana. In periodi di carestia, inoltre, come molti belvederiani erano costretti a cercare lavoro altrove, soprattutto "nelle Maremme", in Corsica o in Sardegna a fare carbone; oppure erano pastori transumanti, che trascorrevano l'inverno con le loro greggi nella pianura bolognese o romagnola.

Sulla facciata, una piccola effigie di San Giacomo e una lapide dedicata ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
L'interno è stato ristrutturato dopo gli anni 70, per adeguarlo ai dettami del Concilio Vaticano II, e completamente ridipinto con colori a tinte forti e con paesaggi e uno stile non usuale dalle nostre parti.
L'Altare Maggiore, inizialmente al centro dell'abside, è stato addossato alla parete e sostituito da un altro che permette all'officiante di essere rivolto verso il popolo.
Per non frapporre ostacoli fra il celebrante e fedeli, è stata tolta la magnifica balaustra di legno che isolava il presbiterio dal resto della navata. Il vecchio pavimento di cotto è' stato sostituito con marmo.
Nella navata, a destra il Battistero, non più utilizzato, con la scritta:
"SACER BAPTISMI FONS".
La maggior parte degli arredi della chiesa di Pianaccio risalgono al XIX secolo, ma spiccano alcune opere pregevoli:

  • La Pala sull'Altare Maggiore, opera a olio su tela di autore ignoto di ambito emiliano, è datata al 1770 e raffigura la Madonna con Gesù Bambino in gloria e i Santi Anna e Giacomo.
  • Attorno alla cupola, i quattro Evangelisti dipinti dal pittore Ilario Rossi nel 1944.
  • La cupola dipinta dal pittore Maserati.

Nella navata centrale due nicchie:

  • A destra una statua in legno policromo di S. Rocco, co-protettore del paese, della fine del 1800.
  • A sinistra una statua di S. Antonio da Padova.

Nel transetto di destra (delle donne):

  • Una lapide in memoria di don Floriano Biagi.
  • L'altare di "Gesù Morto" con la statua che è portata in processione il Venerdì Santo, l'effigie di san Giacomo.
  • In una nicchia la statua di San Rocco in terracotta policroma.
  • Su una parete un bel Crocifisso in cartapesta modellata e dipinta della metà del XVIII secolo.
  • Un bel dipinto a olio su tela di ambito emiliano, una presentazione di Gesù al tempio databile al periodo tra 1550 e 1599; poiché a quell'epoca l'oratorio non esisteva, si può presumere che questo quadro sia frutto di donazione privata avvenuta in epoca imprecisata o che in origine si trovasse nella chiesa di Monteacuto delle Alpi.
  • Organo entro cassa lignea costruito da Alessio Verati nel 1865, collocato in cantoria in "cornu evangelii". Facciata di 15 canne disposte a cuspide; labbro superiore a mitria. La canna maggiore corrisponde al La bemolle 1 del Principale. Tastiera di 50 tasti (Do 1 - Fa 5) con prima ottava corta; tasti diatonici in osso, cromatici in legno dipinto. Pedaliera a leggio di 16 tasti (Do 1 - Sol 2) con prima ottava corta e costantemente collegata alla tastiera. Registri azionati da manette disposte in colonna a destra della consolle; cartellini manoscritti.
Si ricorda Don Giovanni Fornasini, parroco di Sperticano (Marzabotto), ucciso a soli 29 anni dai nazisti nell'ottobre '44 e insignito di Medaglia d'Oro alla Memoria.
A lui è dedicata la piccola piazza del paese davanti alla chiesa; da parte delle gerarchie Vaticane è in corso la causa di beatificazione.

Una famiglia originaria di Pianaccio sono Biagi (quella del giornalista e scrittore). Il centro documentale Enzo Biagi si trova infatti a Pianaccio, il paese natio del giornalista-scrittore. Al suo interno è possibile ripercorrere la vita e la carriera di Biagi tramite oggetti, documenti ed esposizioni fotografiche. All'esterno dell'edificio è possibile osservare una statua di Yazuiuki Morimoto che omaggia il giornalista.

A Pianaccio possibilità di ristoro all'Antica Locanda Alpina, lunga tradizione di ospitalità e ristorazione della famiglia Gentilini.